Ormai, ci sono più informatici che bambini. Si perchè nel 2006 (ma anche nel 2005, 2004, ecc.) la professione più facile da scegliere era l’informatica. Bastava infatti che qualcuno sapesse aprire un computer e smontarne la RAM per fare di lui un informatico. Risultato? Non si trovano più professionisti in questo settore e il mercato è oltremodo saturo di persone che davanti forniscono tutte lo stesso servizio, la consulenza, e dietro non hanno nessuna base, nessun concetto tecnico, niente che vada oltre le guide del corriere su PC e internet.
Il problema è che da cosa nasce cosa, quindi si parte aggiustando il computer dell’amico del papà da li si arriva alla piccola ditta artigianale che produce dolciumi dello zio dell’amico del papà e dopo di che si apre partita iva e magari il negozietto. Oppure si fa il sito alla zia che ha una piccola società che si occupa di pulizia di vetri, poi si fa il sito al cliente della zia e così si diventa webagency, competenza pari a zero.
Oppure abbiamo ancora chi fa le cose in grande, quindi cerca di fare il business online, chi apre la propria società e poi si espande verso nuovi mercati, fa campagne stampa e d’informazione, riceve i media, lavora con molte persone e molto con l’estero, poi però ti chiede se ti può pagare 1000,00 euro in 3 rate bimestrali perchè sai…è solo una razionalizzazione del budget, le nostre finanze sono solide. Solide parole, ma i bilanci non mentono (a meno che non sono truccati!) e un bilancio ti fa capire che un senza tetto è più ricco, ed è brutto questo in paese di ricchi e di poveri.
Purtroppo non esiste un albo, una certificazione, o una qualsiasi cosa che possa difendere anche le incaute aziende che acquistano servizi da fornitori per lo più incompententi. E’ come il fenomeno del webhosting. Per fare webhosting basta un investimento assolutamente minimo, i clienti ormai attratti dal bassissimo pricing di aruba, fanno i conti anche con i decimi di centesimi per avere uno sconto sull’hosting, non curanti della struttura che c’è o può esserci dietro. E sei poi c’è un problema? Va beh ma avevi pagato 20,00 euro cosa volevi di più! Eh, vorrei il servizio signor fornitore, se tu l’hai venduto sottocosto, cavolacci tuoi. Però intanto io cliente che ho cercato il risparmio mi trovo col sito non funzionante e la posta elettronica down, e i telefoni roventi per colpa di clienti che non hanno altro modo per contattarmi!
Non penso se ne verrò mai fuori. Auguro a tutte le aziende di pesare bene le proprie scelte e a tutti gli incompetenti di cambiare in fretta lavoro. Non è un male in fondo accorgersi di aver sbagliato lavoro.
Ora, fare l’informatico è veramente alla portata di tutti? Purtroppo come vuole il mondo, e la legge di Murphy, chi veramente sa fare il suo lavoro non riesce ad andare avanti e trovano più possibilità gli incompetenti cronici, quelli che sono stati rifiutati anche dalla facoltà di giurisprudenza all’università, i figli di papà o di mamma che smontavano il computer da piccoli e che adesso sono per forza dei sistemisti, quelli che sono sistemisti perchè sanno installare Windows, o RedHat Linux, ma poi….per farle funzionare….quelli che sanno fare un sito internet perchè conoscono un programma chiamato Dreamweaver o uno che si chiama Photoshop per fare le immagini.

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